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Quella del 2018 è stata un’estate apocalittica: incendi fuori controllo nel circolo polare artico, ondate di calore con temperature record, acquazzoni torrenziali e inondazioni bibliche. Questi continui cambiamenti climatici devono farci riflettere e bisogna iniziare a preoccuparsi, poiché le estati saranno sempre peggiori nei prossimi anni, e molto peggiori man mano che gli anni avanzano. Dei tagli drastici e immediati alle emissioni di gas serra oggi potrebbero essere una soluzione, ma non sarebbe definitiva e non si arresterebbe comunque la crescente sofferenza dei prossimi vent’anni, visto che buona parte di queste emissioni già si trova nell’atmosfera.

Inoltre bisogna considerare che questa è solo un ipotesi, visto che non è previsto alcun piano “taglio drastico e immediato delle emissioni di gas serra” imminente.

Come andranno a finire quindi le cose?

 

Sistematica sottovalutazione
La peggiore delle ipotesi, anche se la meno probabile, ma ci serve per capire a che punto la situazione potrebbe diventare grave. Potrebbero verificarsi “effetti di retroazione”, cioè, scioglimento del permafrost, riscaldamento degli oceani, grandi emissioni di diossido di carbone e di metano. A tal proposito possiamo citare un’intervista realizzata ad dottor Dennis Bushnell, scienziato capo del centro studi Langley della Nasa che dichiarò:

“Se prendiamo in considerazione tutti questi effetti di retroazione, le stime prevedono che entro il 2100, invece di un aumento tra i due e i sei gradi (nella temperatura media globale), è possibile un aumento compreso tra i sei e i 12 gradi. Un simile cambiamento delle temperature modificherebbe l’andamento di circolazione degli oceani e li renderebbe in buona parte anossici, molto poveri d’ossigeno, il che poi farebbe proliferare i batteri che producono solfati d’idrogeno. Il loro aumento provocherebbe l’assottigliamento dello strato di ozono, rendendo difficile la respirazione. Questo avverrebbe entro il 2100”.

Un mondo senza ossigeno
Dennis Bushnell fece riferimento anche al “modello oceanico di Canfield”, che oggi è seriamente sospettato di essere la causa di quattro delle cinque grandi estinzioni di massa. Nell’idea globale l’estinzione dei dinosauri è attribuita ad un’enorme che ha colpito il golfo del Messico 65 milioni di anni fa. In realtà però non c’è alcuna traccia d’impatto con un asteroide nelle altre quattro “grandi morie”, avvenute rispettivamente 444, 360, 251 e 200 milioni di anni fa. Cosa è accaduto allora in quegli anni?

Un elemento che accomuna tutti quegli anni è che il pianeta era insolitamente caldo, ma motivo principale era l’anossia degli oceani profondi. Non essendoci presenza di ossigeno nessuna forma vivente che utilizza ossigeno poteva vivere. Quando gli oceani sono molto caldi, si interrompe il capovolgimento meridionale della circolazione atlantica (come la corrente del Golfo), che porta negli abissi grandi quantità di acqua di superficie ricca di ossigeno, e gli oceani si dividono in uno strato di superficie con ossigeno e in uno strato anossico nelle profondità.

Ma esistevano già forme viventi come i solfobatteri che solitamente si nascondono nelle fessure, lontano dall’ossigeno che li distruggerebbe. In un oceano anossico, escono dalle fessure e si moltiplicano per poi, con le giuste condizioni, risalire in superficie e uccidere tutta le forme di vita marine che vivono d’ossigeno.

Inoltre l’acido solfidrico, un prodotto di scarto del loro metabolismo, sale nell’atmosfera, distrugge lo strato d’ozono, e si diffonde sulla Terra dove distrugge a sua volta buona parte delle forme di vita. Questo è accaduto in quegli anni!

In teoria quindi, riscaldando il pianeta stiamo creando le giuste condizioni perché questo fenomeno si verifichi nuovamente, anche se le probabilità non sono altissime. Il motivo è che questo fenomeno non si è verificato negli ultimi duecento milioni di anni e, quando il fenomeno di “Canfield” si è verificato, le temperature della terra erano molto piu’ alte.

Anche se per adesso non si prevedono estinzioni di animali o persone, è solo questione di tempo se non cambiano le cose, e la prossima estinzione potrebbe essere proprio quella degli esseri umani. Questa estinzione avrebbe come causa principale il cibo: con l’aumento delle temperature la produttività rallenterebbe al punto di sparire e intere regioni diventerebbero veri e propri deserti.  Il nostro compito è quello di arrestare tutto questo molto prima che si verifichino altri fenomeni di “Canfield”.

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